Organizzazione e futuro del PD, queste le mie risposte ad Aurelio Mancuso

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Aurelio Mancuso Cupello, che ringrazio, ha rivolto ai quattro candidati alla segreteria del Pd di Roma sei domande sull’organizzazione e il futuro del Pd, sugli impegni che ci sentiamo di prendere.  Ecco di seguito le domande che Aurelio aveva formulato e le mie risposte (Domande e risposte per Aurelio Mancuso Cupello).

1 – La tua candidatura è sicuramente libera da condizionamenti politico affaristici, che molti danni hanno procurato al bene comune di Roma, provocato inchieste come mafia capitale e, distrutto la credibilità del Pd. Quali strumenti di salvaguardia metterai in campo affinché il partito sia attrezzato a prevenire e respingere ogni forma di degenerazione e corruzione politica?

Ho deciso di candidarmi, dopo che da giorni si faceva il mio nome, che sembrava raccogliere diversi consensi nel partito. La mia candidatura non è stata studiata a tavolino, anche perché non faccio riferimento ad alcuna delle “correnti” o componenti del partito. Affronto questa sfida con la serenità di chi non ha in mente scalate o vantaggi, ma il bene di un partito stremato e da ricostruire. Per questo non è neppure una mia sfida, ma una scommessa collettiva.
Credo che le mie delusioni e le mie speranze di cambiamento siano quelle di tanti iscritti che aspettano la ripartenza del nostro Partito e vogliono esserne protagonisti anche per dare speranze a Roma, perché possa uscire dal pantano e dal declino che vive. Per questo serve un Partito Democratico forte e autorevole.
Quando un partito è debole, chiuso in se stesso e senza una visione tutti rischiamo di essere vittima di condizionamenti. Per evitarli c’è solo un modo: cambiare le modalità di fare politica e impedire che l’opportunità personale prevalga sul bene comune. Il rischio che ho intravisto negli ultimi tentativi di trovare un nome unitario è stato questo. Ho deciso di candidarmi proprio perché il tentativo di comporre un quadro unitario si è sfaldato sotto i colpi di logiche che si fa fatica a capire. Dopo la crisi della giunta Marino io come altri tentammo di proporre percorsi e strumenti anche innovativi per il PD, dei quali credo ci sia un gran bisogno. Da Segretaria impegnerò immediatamente la federazione nella costituzione di una carta dei valori per tutti coloro che assumono incarichi istituzionali o di lavoro nel PD, un codice di comportamento e di un percorso formativo adeguato a preparare la nostra classe dirigente e a valorizzarla, tenendo conto di capacità e competenze. Far contare l’adesione a filiere ha mortificato la speranza e le energie per affrontare una Città ed una politica sempre più in difficoltà. Per questo comunque andrà questa sfida, ce la metterò tutta per rendere più forte il PD.

2 – Sei in grado di proporre un organismo di Garanzia composto da personalità unanimemente riconosciute come indipendenti?

L’organizzazione del PD a Roma deve innanzitutto poter contare su strumenti e metodi di lavoro nuovi, che valorizzino le azioni dei Circoli nei territori. Credo che prima degli strumenti di Garanzia vadano responsabilizzati e valorizzati gli organi esecutivi della federazione. La Garanzia, i passaggi regolamentari non possono darci l’illusione che la politica di cui abbiamo bisogno si limiti solo all’autotutela. Formerò una segreteria, nel rispetto e nella rappresentanza del partito che sia il laboratorio di una alternativa per Roma. Un sistema di collegamenti a rete strutturato sul territorio che valorizzi il lavoro dei tanti militanti e di quanti vorranno avvicinarsi al nuovo PD. Un gioco di squadra che i nostri iscritti ci chiedono da tempo. E proprio gli iscritti devono poter diventare non solo i custodi di una tessera e di un regolamento, ma interpreti, ideatori e pietre angolari di un partito integrato con la città.

3 – In caso di tua elezione, avrai la capacità di individuare per gli organismi esecutivi persone pronte ad impegnarsi nella ricostruzione del partito, non limitandoti a scegliere tra i tuoi attuali sostenitori?

Oggi il PD romano ha bisogno di passare velocemente dal “chi” al “perché”, dai nomi ai programmi. Penso che dovremo affrontare una revisione degli organismi dirigenti e della loro funzione. Un partito non può essere guidato allo stesso modo se si è in maggioranza o all’opposizione in Assemblea Capitolina. C’è bisogno di tenere conto dell’esperienza delle segreterie precedenti e insieme di dare voce alla novità di una nuova generazione. Nella vita come in politica, non si volta mai pagina, non c’è mai un punto e a capo. Nel bene e nel male. Di una cosa sono sicura: a guidarmi saranno la competenza e la passione di chi vorrà sentirsi coinvolto. L’universo PD è così ricco e vario che non si faticherà a trovare persone coraggiose, responsabili e con la voglia di far parte di un grande progetto. E io terrò conto di questa ricchezza.

4 – Come intendi gestire e abbattere l’enorme debito accumulato dalle passate gestioni sia a livello romano e sia nei territori?

Esiste un aspetto di gestione e uno politico. Non vanno confusi e vanno affrontati in modo distinto. È importante un piano di rientro di cui non debbano fare le spese gli amici ed i compagni che si sono messi al servizio di un’idea. Al tempo stesso il periodo del finanziamento pubblico è finito. Nella nostra federazione nascerà un ufficio di fund raising ed impegnerò le persone che saranno destinate a quest’attività in una formazione specifica e aperta alle esperienze internazionali. Su questo si gioca una parte fondamentale del futuro della politica italiana e vorrei che Roma fosse al primo posto come capacità e trasparenza nella raccolta fondi. Presenterò un piano che analizzi le potenzialità di una rete tanto diffusa di cittadini, con l’aiuto di una squadra che metterò subito al lavoro per studiare un piano di consolidamento del debito. Da condividere e sottoporre agli iscritti.

5 – Al netto della retorica sull’importanza di un Pd ben radicato, con quali idee e risorse intendi agire per operare scelte coraggiose di razionalizzazione e là dove è necessario, di espansione?

In questi anni ci sono stati contributi importanti anche se talvolta controversi. Penso ai luoghi ideali di Fabrizio Barca, all’uso delle ricerche demografiche per capire che cosa sia diventata Roma e cosa voglia oggi dire essere romano. Bisogna tornare sui territori, anche con forme nuove per ascoltare i bisogni. Il PD deve parlare la lingua del popolo e insieme del mondo delle professioni e dell’economia. Abbiamo la nostra storia che ci insegna che è possibile. Ma abbiamo bisogno di scintille vitali da un nuovo approccio di lavoro in rete. Penso ad una strategia dei 15 municipi, che si possa e si debba partire dalla volontà di rappresentarli tutti. Il PD deve costruire l’alternativa ovunque. Per questo impegnerò immediatamente la segreteria in un lavoro di affiancamento delle nostre opposizioni dei territori in raccordo con il lavoro dei consiglieri comunali.

6 – Ti impegni a non candidarti alle prossime elezioni politiche, a promuovere una classe dirigente libera dalla ricerca di una collocazione istituzionale (perlomeno per alcuni anni) e di prediligere, negli organismi dirigenti, persone non elette?

Il lavoro di “ricucitura” sarà a tempo pieno e politicamente dovrà essere svolto senza secondi intendimenti che inevitabilmente ci sarebbero se questo congresso dovesse incidere sulla rappresentanza parlamentare. Lo voglio dire chiaramente: il prossimo segretario di Roma non dovrà candidarsi in Parlamento. Ricoprire un incarico non può essere visto come un trampolino, più che come lo specchio di una responsabilità chiara e attuale. Il lavoro da fare a Roma avrà bisogno di tempo e fatica, di un impegno forte per garantire l’energia della ripartenza. Bisogna avere una mente attenta all’oggi e un occhio ai bisogni di domani. Tanto più il lavoro dei primi mesi sarà serio, costante e si radicherà nei territori, tanto più domani potremo avere una struttura agile. Studio e impegno faranno crescere una nuova classe dirigente, che dovrà lasciare spazio a una nuova e così via, non in un gioco di caselle da riempire ma di crescita personale e di comunità politica.