manifestazione taxi

Non solo taxi, il M5S e la Sindaca dimostrino rispetto per la città e i romani

Ieri il centro di Roma è rimasto per ore ostaggio di cortei degenerati in poco tempo in guerriglia. E’ stata l’immagine di una città paralizzata e in ginocchio, parafrasi di una situazione politica che si tramuta improvvisamente in qualcosa di visivo e palpabile.

Il tutto mentre a poche centinaia di metri in Campidoglio andava in scena uno dei consigli comunali tristi e sterili a cui siamo purtroppo abituati ultimamente. Da luglio dello scorso anno il Consiglio ha approvato appena due delibere (bilancio e assestamento di bilancio). E’ stato fatto un vano tentativo, a dire la verità, di portarne in Aula altre due, ma sono state ritirate prima della discussione dalla stessa maggioranza che le aveva presentate. Per motivi oscuri.

Siamo di fronte a un M5S che palesemente dichiara la sua incapacità di governare. Questo è evidente.

Ma vorremmo capire il motivo per cui la maggioranza pentastellata di Roma persiste in maniera diabolica negli errori e nell’incuria: non si ascolta la città – la sindaca non è uscita dal palazzo se non per blitz e bizzari “spazzatura tour” poi definitivamente tramontati col tramonto dell’ex assessore Muraro – non si producono atti e delibere che contengono proposte e vengono fermati progetti importanti di rinascita per questa città con alternanti Si, poi NO e poi Ni.

Ieri la Sindaca, su consiglio  dei vertici del Movimento, ha trovato il tempo per scendere a simpatizzare con i manifestanti che bloccavano la città e non trova neppure mezz’ora per venire in Aula come chiediamo da tempo?

Non è in discussione il diritto a manifestare il dissenso e la protesta, ma se questa protesta si trasforma in rissa bisogna prenderne le distanze con forza. E anche se poi se ne condanna la degenerazione resta comunque l’immagine del dialogo con quel pezzo di città, che blocca il resto dei romani per ore e con il ricatto.

La Sindaca poteva scegliere i diversi modi possibili su come declinare il proprio ruolo. Avrebbe potuto chiedere un tavolo di contrattazione al Governo, avrebbe potuto usare il suo ruolo di prima cittadina della Capitale d’Italia per evitare che un gruppo di facinorosi mettesse a ferro e fuoco le strade del centro e avrebbe potuto usare la sua influenza su quel mondo per limitare i danni di uno sciopero sempre più lungo che interrompe un servizio pubblico. Patteggiare per uno schieramento o per l’altro e dimenticarsi di essere la sindaca di tutti, ecco questo è intollerabile.

Ci dimostri, cara Sindaca, che ci stiamo sbagliando. Venga in Aula a dimostrarci che ha a cuore gli interessi di tutti i romani anche di quelli che non l’hanno votata e ci stupisca con quanto ha da dirci sui cambi di assessori e sulla delega dell’Urbanistica che ha avocato a sé. Sa, c’è l’articolo 45 del Regolamento del Consiglio Comunale che prevederebbe l’obbligo per lei. Certo, non siamo né Grillo né Casaleggio che si accomodano nel suo studio e vengono a dirle cosa deve o non deve fare per una città in cui non hanno mai vissuto. Ma siamo un pezzo importante di città, rappresentiamo tanti romani che sarebbero anche stanchi dei suoi racconti fantastici secondo cui “va tutto bene”.

Io continuo a chiederlo, Sindaca venga in Aula. Hai visto mai?