Avevamo ragione sul Piano AMA non all’altezza di Roma. Silenzi e bugie a Cinque Stelle per motivi elettorali

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Un Piano Industriale tutto da rifare, come ammettono dal nuovo cda di Ama a poche ore dall’insediamento. Avevamo quindi ragione a definire quel Piano assolutamente non all’altezza della Capitale d’Italia e del profilo industriale di Ama. Ma ora la toppa che vogliono mettere è peggiore del buco. Si parla della Scuola Agraria del Parco di Monza quale supporto per il nuovo Piano. Ci chiediamo a che titolo viene inserita nel nuovo Piano la Scuola di formazione del Parco di Monza, un Ente di Ricerca ma pur sempre privato. E quanto costerà ai romani la nuova consulenza dopo quella di Axteria, aggiudicata con gara, dopo quella del dottor Roberto Cavallo scelto dalla Sindaca, e quella del consulente voluto dall’assessore alle Partecipate Massimo Colomban. Tutte consulenze esterne utilizzate per l’ultimo Piano industriale con compensi elevati. E’ già stata preparata una gara per il nuovo affidamento? E se il parametro da rispettare per le consulenze è quello della “capacità finanziaria”, la Scuola di Monza, che si occupa di “giardinaggio, tree climbing e composizione floreale“, può occuparsi di un progetto del valore di oltre 10 milioni di euro l’anno dimostrando di aver seguito progetti di dimensioni uguali o superiori? Ricordiamo al nuovo cda che nella nostra stessa Regione ci sono realtà pubbliche che meritano di essere valorizzate, dai dipartimenti di Biologia e Chimica delle Università romane alla Facoltà Agraria di Viterbo, per fare alcuni esempi. Ma il tema è sempre uno. Il M5S che governa la città deve fare essenzialmente una cosa: assumersi la responsabilità di chiudere il ciclo dei rifiuti a Roma, un obbligo di legge, e nel Piano scrivere come. E deve farlo prima delle elezioni politiche e non rimandare dopo l’appuntamento elettorale queste scelte che sono “scomode” con l’elettorato. Perché è chiaro che se il Campidoglio continua a restare in silenzio su come vuole chiudere il ciclo dei rifiuti a Roma sta solo prendendo tempo. Alla favola a cinque stelle del Piano dell’assessora Montanari non crede più nessuno. E insistere su questo significa non risolvere emergenze nell’immediato e prendere tempo fino alle prossime elezioni politiche, lasciando una eredità ben peggiore di quello che si vuole far credere di aver trovato e una città non autonoma dipendente totalmente dai privati.